
Lo scopo della vita cristiana non è prendere, prendere, prendere, ma dare, dare, dare. Analizziamo con attenzione le molte attività delle nostre chiese locali, in percentuale scopriremo che per l’ottanta per cento sono finalizzate al ricevere: richieste di preghiera per necessità personali, culti e riunioni per soddisfare e colmare i nostri bisogni. Tutto è concentrato sul prendere, prendere. Che senso ha riempirci di prediche, dottrine, esperienze se tutto questo non sfocia in una condivisione, nel partecipare ad altri, ciò che gratuitamente c’è stato dato? Credo esista un concetto sbagliato di comunione, sia per quanto riguarda il nostro rapporto con Dio, fondato sul nostro torna conto, su aspetti troppo egoistici, dove il centro non è Dio ma il nostro voler vivere bene, l’appagamento della nostra vita senza alcuna prospettiva, il voler avere la presenza di Dio nella nostra vita solo per stare bene noi; sia il rapporto di comunione con gli altri, dove tutto è concentrato sul ricavare dei personali benefici a prescindere da tutto. Inoltre viviamo, all’interno della chiesa, chiusi a riccio, barricati nel nostro individualismo e superprotetti per paura di scoprirci, disponibili a metà, sino ad un certo punto, calcolando con freddezza il modo e le occasioni per stare insieme con altri, perdendo la spontaneità nel condividere con altri, ciò che abbiamo dentro. In effetti, la parola “comunione” (koinonia) è molto di più che incontrarci con i nostri amici cristiani in un posto comodo e confortevole per un “abbondante scambio di dolci discorsi”. E’ condividere. Condividiamo il Vangelo e la pienezza dello Spirito in modo che altri abbiano ciò che noi abbiamo. Se prendiamo senza dare nulla, non solo priviamo gli altri, ma soffochiamo la nostra stessa vita. Tutto ciò che riceviamo da Dio è talmente prezioso che non può essere trattenuto gelosamente in noi, ma deve essere condiviso con gli altri. Guardiamo a Gesù, egli non si rifugiò in una sinagoga, ma le sue giornate erano piene d’avvenimenti ed incontri sulle strade, sulle piazze, in mezzo alla gente, condividendo, parlando, ascoltando, aiutando. Ebbe anche dei momenti in cui si appartò in luoghi solitari, per avere, per ricevere ma il centro della sua missione era dare, dare, dare e lo fece senza mai stancarsi, fino alla fine. Così dovremmo cambiare molte delle nostre attività di chiesa, cambiare il rapporto con Dio, e con i fratelli, concentrare i nostri sforzi nel raccogliere le anime perdute. Solo così la qualità della vita spirituale della chiesa crescerà, perché quando le chiese conquistano anime non possono permettersi di avere divisioni, pettegolezzi o discussioni futili. Una chiesa che si focalizza su se stessa e sui suoi membri diventa sempre più introspettiva e tendono a svilupparsi critiche reciproche che producono amarezze e delusioni.
Ecco il mio motto: Condividere con altri la presenza di Cristo. Questa è la mia preghiera: Essere un comunicatore della vita di Cristo!
Davide Ciaccio






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