“IL VANGELO DELLA GLORIA”
(IL SUO CONTESTO)
Lettura: 2Corinzi 4:3-6
Confesso che ho il sospetto sempre più crescente che questo vangelo non è velato soltanto per gli increduli, ma anche per coloro che nominalmente si considerano nella fede. Ridurre il glorioso vangelo di Paolo ad una formula per la salvezza di quelli che “accettano” il Signore darà luogo, quasi certamente, ad un qualcosa che in se stesso sarà nominale e mancherà della luce della gloria che Paolo proclama. Come Paolo, dobbiamo essere radicalmente separati dall’iddio di questo mondo, altrimenti soffriremo di “cecità” al punto tale che sottoscriveremo, aderendovi e condividendoli, i valori di questo mondo. Per Paolo il vangelo non era un extra da aggiungere alla sua vita apostolica; esso fluiva dalla sua vita e ne era parte integrante. Restaurare il vangelo è reclamare lo stile di vita e la mentalità che ne derivano. Proclamare che “Gesù Cristo è il Signore” è possibile solo per coloro i quali Egli è il Signore. Ciò può essere valutato soltanto nella misura in cui noi siamo schiavi (servi) per amore di Gesù. Ogni altra cosa è essenzialmente “proclamare noi stessi”, anche se siamo ben intenzionati e corretti nella nostra fede. In questa condizione la nostra proclamazione sarà incostante, superficiale e non convincente. Come sarà possibile chiamare altri ad una totalità che noi stessi abbiamo ignorato?
Ciò che venne pronunciato a Betlemme, con l’avvento della nascita di Cristo, deve poter accompagnare ogni nuova proclamazione di quella nascita: “un Salvatore che è Cristo il Signore”.
Niente signoria, niente salvezza! Quanti di noi stanno languendo spiritualmente sulle stesse basi per le quali periscono i non credenti? Quanti di noi hanno una visione di Dio parziale e inadeguata non vedendo “la luce della gloria di Cristo che è l’immagine di Dio”!
Paolo continua: “Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra…” (v.7). Questo linguaggio estatico non è esagerato, è tutt’uno con un uomo che realmente considera il vangelo come la luce della gloria di Cristo, che è la luce della gloria di Dio nel volto del Messia di Israele! Allora il messaggio diventa personalmente caro (“il mio vangelo, il nostro vangelo”). Solamente questo preserverà il vangelo dal diventare una formula meccanica per la salvezza. Allora ci sarà pure un nuovo livello di opposizione (“afflitti, perplessi, battuti” vv. 8-9) che seguirà invariabilmente coloro i cui messaggi e la cui persona sono in odio all’iddio di questo mondo che preferisce un’umanità cieca! Ma Paolo lo ribadisce due volte: “Noi non ci perdiamo d’animo” (4: 1,16) fiduciosi che “Colui che ha resuscitato il Signore Gesù resusciterà con Gesù anche noi” (v.14) non soltanto alla consumazione di tutte le cose, ma pure, con la stessa potenza, oggi!
Restaurare questo vangelo, quindi, è restaurare la matrice da cui proviene: lo stile di vita apostolico dell’apostolo. È necessario che ci riappropriamo della sua visione dell’eternità per cui le sue
afflizioni erano considerate come “momentanee e leggere” in vista del “peso eterno di gloria” (v.17). La visione d’insieme è quella del “tribunale di Cristo davanti al quale tutti noi dobbiamo apparire” (2Cor.5:10) così che “conoscendo il terrore del Signore” persuadiamo gli uomini! Non possiamo e non dobbiamo separare il vangelo da questo contesto. Il messaggio del vangelo fluisce inesorabilmente da tutto ciò.. Questa dovrebbe essere una delle caratteristiche distintive della testimonianza della chiesa nella società. Possa il Signore riportarci a questo scopo.
Art Katz
Ultimo aggiornamento (Domenica 25 Gennaio 2009 11:48)






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