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“LA CHIESA LOCALE E I DONI”

 Lo Spirito di Dio è chiaro; prima che qualsiasi tentativo sia fatto per stabilire la funzione e l’ordine dei doni, il corpo deve poter fare chiarezza sulla natura e i principi che governano la giustizia eterna. Il corpo di Cristo deve essere giusto semplicemente perché è il Suo corpo;agli occhi del Signore l’ubbidienza è più preziosa del dono, del sacrificio o del miracolo. Dobbiamo mettere a posto questa questione dell’autorità prima di passare alla potenza e all’uso di essa.

Nel Suo corpo spirituale, Egli deve poter essere perfettamente nella giusta relazione con tutti i membri:lo era nel Suo corpo di carne e lo deve essere nel Suo corpo spirituale. Egli è la personificazione della Verità che procede dal Padre.

Ecco perché, Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi, si attarda a parlare dei doni dello Spirito. Giunge a questo soggetto dopo aver dedicato undici capitoli allo stabilimento di principi e valori fondamentali, ciascuno dei quali, molto più importanti del “modus operandi” dei doni spirituali. Se non avesse fatto così, avrebbe suscitata un’impressione sbagliata circa la posizione e la funzione dei doni, lasciando pressoché immutata la situazione nella chiesa di Corinto, col risultato che i doni non avrebbero più potuto essere esercitati spiritualmente.

Sarebbero rimasti interamente svuotati della vita, della potenza e del significato voluti da Dio;completamente inefficaci e non in grado di raggiungere i Suoi scopi tra gli uomini. La Parola di Sapienza sarebbe divenuta una parola di sapienza umana; la Parola di Conoscenza una dimostrazione di pronosticazione psichica mediante percezione extra sensoriali; Guarigioni e Miracoli sarebbero divenuti degli inganni satanici; Profezia, Lingue e Interpretazioni sarebbero il pronunciamento di uomini e diavoli. Anziché per lodare e adorare Dio, le riunioni sarebbero diventate incontri di dimostrazioni peccaminose e carnali accompagnate dal suono di rame risonante e cembalo squillante. E tutto questo, per la gloria dell’uomo, per il diletto di satana e a disonore di Dio.

Perciò è con grande gioia che guardiamo a come Paolo affronta la situazione a Corinto. Egli dice loro che per quanto non difettino di alcun dono, in primo luogo sono stati chiamati da Dio alla comunione col suo Figliolo (1:1-9). La comprensione corretta di questi versi iniziali ci danno la chiave la lettura per tutto quello che segue e che riguarda la vita, l’adorazione, l’opera, la testimonianza e persino il mondo avvenire.

 

G. W. North

 
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