“LA BENEDIZIONE SACERDOTALE”
Dopo essere stati sette giorni all’ingresso della tenda di convegno, dopo aver presentato il sacrificio e dopo avere agitato l’offerta….Aaronne alzò le mani verso il popolo e lo benedisse….( Levitico 9:22 ).
Potete immaginarvi come apparivano quelle mani? Intrise e impregnate di sangue in ogni poro e fin dentro le unghia delle dita; il suo era un aspetto più da macellaio che da sacerdote.
Nell’episodio del vitello d’oro, Dio chiese al popolo d’Israele chi tra di loro fosse per il Signore, e furono i leviti che si separarono dal resto degli israeliti e si radunarono presso Mosè. Quindi fu chiesto loro di mettersi la spada al fianco, di percorrere l’accampamento da una porta all’altra di esso, e di uccidere il fratello, l’amico, il vicino. Con questo atto i sacerdoti furono consacrati a Dio, e infatti, la parola “consacrato” significa “mani piene di sangue”.
Ecco dunque Aaronne che solleva le sue mani per benedire il popolo. Soltanto i sacerdoti possono alzare mani sante sugli uomini e comandare la benedizione dal cielo. Soltanto il sacerdote ne ha l’autorità, lui soltanto è stato nella presenza dell’Altissimo. Una delle ragioni per cui i nostri sforzi di benedire non trasmettono una benedizione è perché questi tentativi non sono sacerdotali e non lo sono perché non hanno a che fare col sangue. Non ci costa nulla e non c’è sacrificio. È facile farlo con la semplice intonazione delle parole che proferiscono la benedizione, ma che non costituiscono la benedizione. Non ci sono le mani che sono state intinte nel sangue. Un sacerdote non è sacerdote se non può pronunciare la benedizione, e la sua, che benedizione è se si limita soltanto a una mera vocalizzazione che non porti in effetti qualcosa di palpabile? Di fatto non c’è stata parola più deprezzata della parola “benedire”; ti benedico fratello, ti benedico sorella, Dio ti benedica etc. La si proferisce e la si usa come una sorta di “riempitivo” che calza a pennello nei nostri discorsi.
Allora, è necessario che combattiamo per far risorgere dai morti questa parola, “benedire”; perché si è ridotta a un misero cliché per bocca di persone che neppure si aspettano che qualcosa venga comunicato quando pronunciano questa parola. La vera benedizione è una benedizione sacerdotale che fa qualcosa. Viene trasmesso un qualcosa di concreto e tangibile, un qualcosa di manifesto dal cielo introdotto nelle profondità dell’animo umano e così la benedizione viene sperimentata.
Art Katz






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