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Biografie Cristiane - Biografie

a lavorare anche lui nella fabbrica di cotone e nonostante lavorasse duramente tutti i giorni dalle 6 del mattino alle 8 di sera, trovò la forza di frequentare una scuola serale perché il suo più grande desiderio era quello di diventare un medico missionario in Cina. Dopo anni di duro lavoro era riuscito a risparmiare parte del suo salario, così con grande soddisfazione s’inscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia nell’Università di Glasgow. Quando nel 1840 ottenne la laurea era diventato un giovanotto di 27 anni dal carattere serio, dal viso piacevole e con una particolare caratteristica: un forte accento da operaio scozzese, che gli studi non erano riusciti ad eliminare. Questo affascinante ragazzone fece richiesta alla Società Missionaria di Londra di poter andare in Cina come medico missionario ma la sua domanda venne respinta perché in Cina era scoppiata la guerra dell’oppio. In quel periodo David andò ad una riunione organizzata dalla Società Missionaria di Londra e udì il toccante discorso di un missionario irlandese di nome Robert Moffat, egli era un uomo alto, robusto e dalla lunga barba bianca che lavorava in Africa, paese misterioso e poco conosciuto. Quella sera David fece una importantissima scelta, visto che era stato impossibilitato di andare in Cina, decise di partire immediatamente per l’Africa, così ritornato a casa condivise la sua decisione ai famigliari e all’alba del 17 Novembre 1840 fu pronto per partire, ma prima che partisse suo padre innalzò una preghiera a Dio e lesse il Salmo 121, le parole di quel salmo si scolpirono nel cuore di David e in esse vi trovò refrigerio e conforto nel suo viaggio, lungo più di 33 anni. David s’imbarcò a Londra per una lunga navigazione durata ben 3 mesi, poi una volta arrivato nel Sud Africa fece 1.058 Km sopra un carro tirato da buoi, attraversò una catena di colline pietrose, dirigendosi verso le zone più interne e selvagge, questo suo tragitto durò altri 3 faticosi mesi ma alla fine giunse a Kuruman dove poté riabbracciare Robert Moffat, il missionario conosciuto nel Regno Unito. Kuruman era un piccolo villaggio dove vi abitavano una tribù di 350 indigeni ed alcune famiglie missionarie, David si sentì subito fuori posto in quel luogo già raggiunto dal Messaggio di Salvezza, egli invece desiderava portare Cristo a quelle tribù che ancora non avevano mai udito parlare di Dio, così dopo un mese dal suo arrivo decise di spostarsi 300 Km più a nord di Kuruman, con lui andò anche un altro missionario, un giovane di nome Rogers Edwards. Camminarono attraverso territori cocenti e aridi fino a raggiungere il villaggio di Mabotsa dove David stabilì la sua prima missione. Qui nel 1844 fu assalito da un leone e rischiò quasi d’essere sbranato ma grazie a Dio venne tratto in salvò da un uomo armato che spaventò il leone, David riportò ferite su tutto il corpo, allora Rogers lo trasportò a Kuruman affinché potesse ricevere le cure adeguate, dopo diversi mesi il nostro David si ristabilì ma rimase per sempre limitato nei movimenti del suo braccio e della sua spalla sinistra. Fu in questo periodo che s’innamorò della figlia maggiore di Moffat. Mary era una semplice ragazza, nata e cresciuta nel villaggio di Kuruman ma era anche forte e ben preparata alle asprezze della vita nella selvaggia Africa. David e Mary si sposarono nel Gennaio del 1845 e andarono a vivere a Mabotsa, dove un anno dopo, precisamente nel Gennaio del 1846, nacque Robert, il loro primo figlio. David era impegnato a fare il medico, l’evangelista e a cercare nuovi territori da raggiungere col Vangelo ma Mary seppe sempre restare al suo fianco. Nel Maggio 1847 nacque Agnes, la loro secondogenita, nel frattempo essi si spostarono a Kolobeng, a nord di Mabotsa, dove si rallegrarono nel vedere la conversione di Sechele, capo della tribù dei Bakwena. Nel Marzo 1849 David e Mary ebbero il loro terzo figlio, Thomas. David voleva trovare una via fluviale che collega l’interno dell’Africa all’Oceano, un fiume capace di diventare una grande via di comunicazione, così nel mese di luglio, lui e la sua famiglia partirono per una spedizione nel lago Ngami, gli indigeni della zona gli avevano assicurarono che un immissario del lago era collegato a paludi e corsi d’acqua in una regione ricca di fiumi, in qualche zona dell’Africa centrale. Così si misero in marcia accompagnati da alcuni indigeni, camminarono per ben 1.100 km attraversando una regione arida e secca, ad un certo punto le provviste d’acqua finirono, così dovettero bere nelle rare fosse puzzolenti che incontravano e attingere qualche sorso d’acqua dalle radici di piante grasse, alla fine quando erano stremati dalla sete e dal caldo, raggiunsero un fiume così bello e limpido che David pianse di gioia nel vedere quell’abbondanza di acqua, finalmente era riuscito a trovare una strada fluviale, il fiume Zambesi che portava all’Oceano Indiano e attraversava la colonia portoghese del Mozambico. Vennero accolti calorosamente dalla tribù dei Makololo e David vi aprì una nuova missione. Nel 1850 Mary partorì la piccola Elisabeth, ma la neonata visse solo 6 settimane, poi nel 1851 David e Mary si consolarono con la nascita di William, il loro quinto figlio. Con tutti questi bambini le difficoltà aumentarono enormemente per David e Mary, che dal giorno delle nozze avevano vissuto in continuo spostamento, esplorando posti selvaggi e malsani, Mary era davvero ammirevole, era sempre riuscita a stare al fianco di suo marito, superando svariate difficoltà, ma adesso questo stile di vita era diventato un grosso rischio per lei ed i bambini, così David prese la decisione di mandare moglie e figli in Inghilterra, concedendogli un tempo di riposo, lontano dalle malattie e dai pericoli dell’Africa ma quando nell’aprile del 1852 raggiunsero Città del Capo e dovette far partire la sua preziosa famiglia, David si sentì morire, il distacco dai suoi cari fu triste e doloroso ma coraggiosamente rialzò il suo sguardo e si mise in cammino per nuove esplorazioni.

 

David amava profondamente la moglie Mary e i loro figli, quindi attraversò un momento molto triste quando li mandò in Inghilterra per farli vivere lontano dalle difficoltà africane, mentre egli invece fece ritorno alla tribù dei Makololo per esplorare l’Africa da cima a fondo. L’11 Novembre del 1853 partì dal villaggio Lynianti per seguire il fiume Zambesi a Nord-Ovest, attraversò le foreste del Batotseland e dell’Angola, nutrendosi di manioca e di carne di bue, poi giunto nella costa del Luanda venne attaccato da zanzare dalla puntura davvero dolorosissima, aveva percorso più di 1.600 Km quando arrivò a S. Paolo infermo e allo stremo delle forze, per questo il 1° Maggio del 1854 fu trasportato nella casa dell’ambasciatore britannico e lì per svariate settimane lottò fra la vita e la morte ma riuscì a riprendersi e mandò un rapporto ufficiale alla Società Missionaria di Londra. Le sue notizie erano accompagnate da mappe disegnate con sorprendente accuratezza e ciò sorprese la Royal Geografic Society, il quale considerò l’impresa di questo missionario come “una delle più importanti esplorazioni geografiche dell’epoca”. L’ambasciatore insistette che egli facesse rientro in patria ma David preferì far ritorno alla tribù dei Makololo, così ripercorse lo stesso sentiero di andata. Anche questo viaggio di ritorno fu faticoso, si ammalò numerose volte di febbri reumatiche e a causa di questo perse parte dell’udito, vomitava sangue e rischiò di perdere la vista a causa di un incidente avuto con un ramo appuntito ma in realtà non era la sofferenza fisica che lo affliggeva veramente, ciò che lo angustiava e lo disgustava tremendamente era il vedere come l’interno dell’Africa era stato contaminato dalla tratta degli schiavi perchè nel suo lungo viaggio africano vide intere tribù massacrate dalla violenza e conobbe la triste condizione di tantissimi esseri umani che venivano catturati, incatenati e venduti nei mercati di schiavi. Il 13 Settembre 1855, dopo due anni di assenza dalla tribù dei Makololo, David fece nuovamente ritorno al villaggio Lynianti, dove venne accolto da eroe, ma non si fermò a lungo, il 3 Novembre 1855 si mise ancora una volta in viaggio discendendo il fiume Chobe e poi lo Zambesi, dirigendosi a Est, verso un luogo detto “Mosy oa Tunya” che significa “ il fumo che tuona”, dove i Makololo non avevano mai osato andare. Dopo 15 giorni di viaggio David cominciò a sentire un sordo rimbombo e vide grandi colonne d’acqua nebulizzata che si alzava dal fiume, lo Zambesi precipitava in un tuono frastornante. Quando David vide le cascate rimase deluso perché il suo viaggio veniva bruscamente interrotto da quella barriera naturale alta 90 m e larga 1.600m ma nello stesso tempo nel vedere quella stupenda meraviglia della natura, esclamò: “Una cascata così meravigliosa sembra essere stata creata dagli angeli in volo” e doverosamente le chiamò “Cascate Vittoria”, in onore della Regina Vittoria. Molto lentamente proseguì il suo viaggiò spingendosi oltre le cascate, pregando Dio che lo Zambesi non nascondesse altri ostacoli, così arrivò a Tete, nel Monzambico, dove venne accolto calorosamente dai residenti portoghesi che mossi a compassione gli fornirono cibo e vestiario e vedendolo duramente provato lo esortarono a far ritorno in Inghilterra. David si lasciò convincere, così partì per compiere gli ultimi 440 Km del suo viaggio ma il 20 Maggio del 1856 entrando nelle paludi del basso Zambesi venne assalito da un folto numero di zanzare e purtroppo a pochi Km da Quelimane contrasse la malaria e fu costretto a fermarsi per curarsi. David Livingstone non lo sapeva di essere diventato famoso in tutto il mondo e che una nave da guerra inglese era stata inviata per condurlo in patria; così nel Dicembre 1856 egli fece ritorno nel mondo civilizzato. In Inghilterra venne accolto da eroe e onorato come un grande benefattore dell’umanità, i giornali non parlavano altro che di lui e delle sue valorose imprese, dovunque andasse grandi folle lo circondavano, per questa ragione egli evitò di andare agl’incontri di culto ma un giorno non resistette più, bramava così tanto ascoltare la Parola di Dio che corse e si nascose in chiesa per udire il messaggio ma venne scoperto e immediatamente tutti i presenti lasciarono il proprio posto per andare a stringergli la mano. Durante questo periodo si ricongiunse alla sua famiglia e scrisse un libro intitolato “Viaggi Missionari”. Ma nel Marzo 1858 ripartì per l’Africa, questa volta in compagnia del figlioletto minore e di sua moglie Mary, che nel frattempo era nuovamente in dolce attesa. Giunto in Africa lasciò moglie e figlio a Kuruman, nella casa dei genitori di Mary, mentre lui proseguì il suo viaggio alla ricerca di punti strategici per evangelizzare quel grande continente. Nel Novembre 1858 mentre era in viaggio, scopri il lago Nyasa e ricevette la notizia della nascita della sua ultimogenita, la piccola Anna Mary ma dovrà aspettare ancora un anno prima di fare ritorno a Kuruman per conoscere la figlioletta e dopo una breve ricongiunzione ai suoi cari, Mary ed i bambini ripartirono nuovamente per l’Inghilterra. Nel frattempo per ordine del Governo Britannico egli intraprese una nuova spedizione sul fiume Zambesi ma questa si rivelerà un fallimento a causa delle ribollenti rapide, nelle vicinanze di Quebrabasa e non potendosi ritirare dall’impresa, iniziò ad esplorare lo Shire, un affluente settentrionale dello Zambesi ma anche questo fiume era bruscamente interrotto da pericolose rapide, allora David si mise in marcia lungo il lago Nyassa (grande 30.000 km quadrati) e fece richiesta affinché arrivassero dei cristiani per aprire una nuova missione in quella regione; l’Inghilterra mandò 7 nuovi missionari e con essi fece ritorno anche Mary. Ma una volta giunti sul posto questi cari fratelli non ebbero vita facile, si trovarono coinvolti in un vortice di guerre tribali e di razzie di schiavi e col dispiacere di tutti, 3 di loro persero la vita. Nel frattempo Mary si ammalò di malaria e morì il 27 Aprile 1862, dopo solo 3 mesi dal suo arrivò in Africa, David si sentì schiacciato dal dolore e dal senso di colpa per la perdita di questi cari.

Nel 1863 venne sollecitato dal Ministero degli Esteri a far ritorno in Patria, così tornò in Inghilterra dove trovò molti credenti animati dalla sua stessa visione che pregavano per lui e che raccoglievano denaro affinché egli potesse continuare l’opera in quel continente. Grazie a questi fondi, nel Marzo 1866 David poté imbarcarsi per la terza volta verso l’Africa, così nell’Aprile 1866 sbarcò nella baia Rovuma, situata tra la Tanzania e il Monzambico e di lì, raggiunse il Zanzibar dove nel 1867 scoprì i laghi Tanganyka e Mocro, poi il 18 Luglio 1868 scoprì il lago Bangweulu, che si rivelò una putrida palude pullulante di sanguisughe. David passò 5 anni esplorando le coste di questi laghi, sia sotto il sole cocente che sotto la pioggia torrenziale, sostenendosi con la preghiera e la Parola di Dio ma continuando a soffrire e a lottare per cambiare la condizione di migliaia di neri fatti schiavi perchè sapeva che se sarebbe riuscito a far abolire la schiavitù, l’Africa si sarebbe aperta al Vangelo. Un giorno si ammalò di una grave malattia, i suoi piedi erano diventati irriconoscibili a causa di dolorosissime ulcerazioni e per un anno intero dovette fermarsi nel bel mezzo della giungla, dove venne abbandonato dai suoi compagni di viaggio, (solo 3 fedeli amici rimasero con lui). David in quel periodo lesse 4 volte la Bibbia, dalla prima all’ultima pagina, egli purtroppo aveva anche perso completamente contatto col mondo civilizzato e tutti lo credevano morto. Fu allora che Henry Morton Stanley, un giornalista americano fu inviato dalla redazione del “New York Herald” per scoprire, dietro richiesta di migliaia di lettori, cosa fosse realmente accaduto a questo missionario. Il giornalista partì per l’Africa nel 1869 e dopo una lunga ricerca nel cuore dell’Africa centrale, lo trovò il 10 Novembre 1871 a Ujiji, l’incontro fra questo giornalista americano e il nostro missionario scozzese fu davvero emozionante, quando i due uomini si strinsero la mano, David piangeva di felicità. Stanley era apparso dal nulla e come un buon samaritano si prese cura di David, curandolo e rifocillandolo con tante appetitose delizie. Vissero insieme per 1 anno intero, poi Stanley dovette ripartire ma insistette tanto affinché il missionario facesse rientro in Inghilterra per vivere fra le comodità della civilizzazione, David non lo ascoltò e preferì restare in Africa sperando di realizzare il suo desiderio, che consisteva nel vedere quel grande continente aperto al Vangelo. Così intraprese un altro viaggio con il proposito di esplorare il Luapula ma mentre era in viaggio venne colto da atroci dolori che aumentavano di giorno in giorno, contrasse nuovamente la malaria e non poté più camminare, allora i suoi tre fedeli amici Susi, Chuman e Jacò, lo trasportarono fino al territorio dei Chitambo, nello Zambia, dove velocemente fecero una piccola capanna per farlo riposare ed è in questa capanna che il 1° Maggio 1873 mentre era inginocchiato a pregare, morì. Quando Susi e Chuman si accorsero che il missionario era morto, gli estrassero il cuore per seppellirlo nella sua amata Africa, sotto un albero, nel Chitambo; poi con molta cura e destrezza, seccarono il suo corpo, lo imbalsamarono e spontaneamente, intrapresero un lunghissimo viaggio trasportando le spoglie di David Livingstone fino a Zanzibar, dove lo imbarcarono per l’Inghilterra. Ad accoglierlo a Londra vi era una immensa folla venuta da ogni parte della nazione, l’umile popolo ed i ricchi sovrani erano lì riuniti tutti insieme per dare l’ultimo estremo saluto a questo straordinario uomo di Dio. Il corpo di David venne sepolto nell’Abbazia di Westminster, fra i più celebri personaggi del Regno Unito! A piangerlo vi erano anche i suoi figli ed il suo vecchio suocero, Robert Moffat. Fra la tanta gente presente in quel giorno, vi era un uomo anziano che piangeva amaramente, a questo vecchio fu chiesto il perché piangesse così disperatamente ed egli asciugandosi le lacrime rispose: “Daviduccio ed io siamo nati nella stessa contea, frequentavamo lo stesso collegio e assistevamo alle stesse lezioni della Scuola Domenicale, abbiamo lavorato nella stessa fabbrica di cotone, però, Daviduccio ha fatto una scelta e si è inoltrato per un cammino, io invece ho fatto una scelta diversa dalla sua e mi sono inoltrato per un altro cammino, egli ha messo Dio al primo posto della sua vita mentre io l’ho messo all’ultimo posto di ogni cosa. Adesso egli, anche da morto è onorato da tutta la nazione mentre io sono disprezzato, sconosciuto e disonorato, l’unico futuro per me è quello di essere sepolto nel fango.”

Ho riflettuto molto sulla vita di quest’uomo e voglio condividere con voi quello che ho imparato: David Livingstone vide l’Africa come una terra piena di persone che avevano bisogno di Gesù, per questo egli non si fermò in quelle zone già raggiunte dal Vangelo ma seppe andare oltre, avanzando in posti mai raggiunti dall’uomo bianco e questa sua brama, lo portò ad essere per amore di Cristo, un esploratore. La scelta di servire il Signore non lo ha condotto lungo le acque chete e tranquille, che spesso noi credenti desideriamo, al contrario Dio lo ha condotto attraverso sentieri scomodi, difficili e dolorosi. Il desiderio più grande di un vero servo di Dio è quello di stare sempre dalla parte del Suo Signore e se questo dovesse diventare per noi una scelta impegnativa, vogliamo sempre ricordarci che Dio ha sparso su noi il Suo Santo Spirito ed è solo in Lui che troveremo il coraggio per cogliere quelle sfide che ci stanno innanzi, in Lui troveremo sempre la forza per crescere, maturare e la santa sicurezza che Egli e solamente Lui, verrà in nostro aiuto, anche se dovessimo trovarci nel posto più sperduto della terra!

Melinda Pistorio

 
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