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GULSHAN  FATIMA  SHAH

 

 Gulshan è nata a Jhang, zona rurale del Pakistan nelle vicinanze di Lahore, nel 1952. La bambina era la quinta ed ultima figlia di una ricca famiglia musulmana, suo padre uomo onorato e rispettato da tutti era proprietario di grandi piantagioni di cotone ed aveva molti servi al suo servizio. Gulshan nella lingua Urdu significa “luogo dei fiori, giardino” e veramente la bambina fu cresciuta e protetta con tutta la cura che si dona ad un fiore prezioso. Quando ancora aveva solamente 3 mesi fu promessa sposa ad un suo cugino ma la piccolina raggiunti i 6 mesi si ammalò di polio e rimase paralizzata in tutto il lato sinistro del corpo. Suo padre Aba-Jan non perse mai la speranza di vederla guarita, per questo costantemente la portava dai migliori medici pakistani. La piccola venne educata nel pieno rispetto del codice islamico ortodosso sciita, nonostante crescesse confinata fra le mura di casa, Gulshan osservava le rigide regole dell’abbigliamento, indossava sempre una lunga tunica, sotto la quale andavano dei pantaloni che arrivavano alle caviglie, nel collo avvolgeva una ampia sciarpa che serviva da copricapo e quando si trovava in presenza d’estranei, con essa si avvolgeva anche il viso lasciando scoperti solamente gli occhi; quelle rare volte che usciva indossava il Burka che la copriva dalla testa ai piedi, l’unica apertura di questo indumento era una fitta rete all’altezza degli occhi che gli permetteva di guardare il mondo esterno. La sua mamma morì quando la bambina era ancora piccola e sebbene secondo il Corano suo padre poteva liberamente avere 5 mogli, egli non si risposò mai. Gulshan aveva due serve a sua disposizione: Salima e Sema e cosa davvero rara fra le giovani pakistane ricevette anche un’ottima istruzione attraverso un’insegnante privata che tutti i giorni veniva ad  impartigli lezioni di Storia, Matematica, Scienze e Urdu, la sua lingua madre. Nell’Aprile del 1966, all’età di 14 anni, suo padre la condusse a Londra per consultare un buon medico occidentale, sia la ragazzina che suo padre avevano riposto in questo viaggio molte speranze perché se tutto sarebbe andato bene Gulshan avrebbe potuto sposare il suo promesso sposo ma in caso contrario la promessa di matrimonio veniva definitivamente sciolta. Il dottore che la visitò comunicò una pessima diagnosi, disse che per la ragazza non vi era nulla da fare, che non esisteva nessuna cura capace di guarirla, eccetto una sola cosa: la preghiera! Quel giorno la giovane Gulshan rimase molto confusa, il futuro gli appariva unicamente fatto di solitudine e l’abito nuziale che lei aveva sempre sognato d’indossare, lo vedeva svanire definitivamente dalla sua vita. Vedendola giù di morale suo padre la incoraggiò e gli promise che insieme sarebbero andati alla Mecca e lì sicuramente Allah avrebbe ascoltato le loro preghiere.  Il mese del pellegrinaggio arrivò presto, così andarono alla città santa ancorati a grandi speranze di guarigione, offrirono sacrifici, fecero tutti i rituali, pregarono intensamente Allah, Gulshan bevve l’acqua santa della Mecca ed in essa vi fece anche il bagno ma alla fine di quel pellegrinaggio nulla era cambiato, il corpo di Gulshan rimase pesante ed inerme come era stato sempre. Col tempo tutti i suoi fratelli e le sue sorelle si sposarono mentre lei rimase nella grande casa di suo padre. Ma tristemente un giorno egli s’ammalò di pneumonia e dopo pochi giorni morì; quella tragica mattina del 28 Dicembre del 1968 Gulshan si sentì sprofondare in un abisso, perse la volontà di vivere mentre il suo cuore era sotto un tremendo torchio e un fiume di lacrime incontrollate bagnavano il suo viso. Fu proprio in quei tristi momenti che Gulshan iniziò veramente a parlare con Dio, si chiuse nella sua camera e cominciò a dirgli: “Voglio morire…. dimmi perché…che peccato ho mai commesso per vivere in questo modo…appena nata ho perso mia madre, mi hai reso paralitica ed ora hai portato via anche mio padre. Dimmi perché mi punisci così severamente…”, improvvisamente Gulshan venne circondata da un profondo silenzio e udì una voce gentile che gli disse: “Non ti lascerò morire. Resterai in vita”. Per nulla spaventata Gulshan chiese a quella voce: “A che serve tenermi in vita, sono paralitica. Tu hai portato via mio padre e mi hai lasciato senza speranza, senza uno scopo per cui vivere.” Ma quella dolce voce continuò a dirle: “Chi ha fatto vedere i ciechi, guarito i malati, mondato i lebbrosi e risuscitato i morti? Io sono Gesù, figlio di Maria. Leggi di me nel Corano nel Sura Maryam” e quello strano ma reale dialogo ebbe fine; così nei giorni che seguirono Gulshan iniziò a leggere il brano del Sura, sicura che prima o poi avrebbe scoperto il segreto del misterioso profeta velato nelle pagine del sacro Corano. Trascorse tre anni interi leggendo il Corano e rispettando gli schemi della legge mussulmana dettati dai 5 momenti di preghiera, la sua giornata iniziava alle 3 del mattino con la preghiera all’alba, poi seguiva il primo pomeriggio con un nuovo tempo di preghiera, due ore prima del tramonto vi era un altro tempo di preghiera, seguite successivamente due ore dopo il tramonto dalla preghiera della sera ed infine concludeva la giornata con la preghiera della notte. Pian, piano iniziò a credere in questo profeta Gesù di cui il Corano parlava e da Lui attendeva di ricevere più luce. Dopo tanti anni era diventata una sua abitudine svegliarsi alle 3 del mattino per pregare e leggere il Corano e fu in una di queste mattinate che avvenne qualcosa che cambiò radicalmente la sua vita: mentre si trovava nel suo letto intenta a leggere i consueti versi del Corano, si fermò dalla lettura e inspiegabilmente ciò che ossessionava il suo cuore da tanto tempo, uscì dalla sua bocca con queste parole: “Prego in questo modo da tanto tempo ma nulla è cambiato, paralitica ero e paralitica sono…Tu vivi lassù in cielo, nel Corano è scritto che Tu hai guarito tanta gente, eppure eccomi qua, sono ancora paralitica!” allora Gulshan iniziò a ripetere: “Gesù, figlio di Maria, guariscimi.”e a Lui presentò la sua causa in preda alla disperazione. Ciò che avvenne in quelle buie ore del mattino è difficile da esprimere a parole: Una luce illuminò la sua stanza, una luce che diventava sempre più splendente, da diventare più luminosa del giorno, Gulshan ebbe paura ma si fece coraggio e guardò meglio attorno a sé e vide che le porte e le finestre della sua camera erano ben chiuse, allora guardò con più attenzione verso quella luce splendente e vide che in essa vi erano degli esseri splendenti, vestiti con abiti lunghi, a pochi passi dal suo letto. Al centro di questi esseri vi era una figura più grande e più luminosa di tutte le altre, Gulshan abbasso la testa e sudando enormemente per l’emozione, esclamò: “Oh Dio, chi sono queste persone? Come sono entrate se tutte le porte e le tutte le finestre sono ben chiuse?” Improvvisamente qualcuno le disse: “Alzati! Questo è il cammino che cerchi da tempo. Sono Gesù, figlio di Maria, Colui che invochi. Eccomi ti sto dinnanzi, alzati e vieni da Me!” La ragazza scoppiò a piangere e replicò : “Sono paralizzata, non posso alzarmi.” Ma Egli gli disse ancora una volta: “Alzati e vieni da Me! Sono Gesù, alzati!” Gulshan sentì una forza fluire dentro il suo corpo malato e fu ubbidiente, poggiò i piedi sul pavimento e per la prima volta in vita sua si alzò dal letto senza l’aiuto di nessuno, fece alcuni passi e cadde prostrata ai piedi di quell’uomo risplendente più del sole. Egli pose la mano sulla testa della ragazza e il vestito verde di Gulshan divenne bianco come la neve, la giovane notò che la mano di quell’uomo era forata. Egli gli disse ancora: “Io sono Gesù. Io sono l’Emmanuele. Io sono la Via, la Verità e la Vita. Io sono il Vivente e sto per tornare. Da oggi tu sarai mia testimone. Ciò che hai visto con i tuoi occhi, questo devi portare al mio popolo. Il mio popolo è il tuo popolo. Tu devi rimanermi fedele e portare questo messaggio al mio popolo.” E aggiunse: “Devi sempre mantenere questo abito e il tuo corpo senza macchia. Dovunque tu andrai, Io sarò con te.”,gli insegnò la preghiera del Padre Nostro e gli rammentò di leggere il Corano perché Lui era vivo e sarebbe tornato presto! Poi lentamente la luce se ne andò e Gulshan si ritrovò sola, in piedi nel bel mezzo della sua stanza, indossando un abito bianco e con gli occhi appesantiti per la potenza di quella luce!  

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Gulshan aveva 19 anni quando miracolosamente venne guarita da una paralisi di cui soffriva fin dalla tenera età di 6 mesi. A quella meravigliosa notizia, i suoi fratelli e le sue sorelle si precipitarono da lei per condividere insieme quella grande gioia ma la loro gioia scomparve velocemente e totalmente quando Gulshan affermò di essere stata guarita da Gesù, quindi essi cercarono di persuadere la loro sorella a cambiare versione e dissero: “Smettila con queste idee estreme…se continui su questa strada, sarai allontanata dalla famiglia e privata di tutte le comodità di cui godi. Se ti rivolgerai ai cristiani, noi gli faremo del male…ma naturalmente qui non ce ne sono; Siamo contenti della tua guarigione ma ora che è avvenuta non c’è bisogno di andare in giro a dire che è stato Gesù a guarirti, lo sai che per amore dell’Islam noi potremmo ucciderti, così è scritto nel Corano.” La ragazza che era sempre stata umile e sottomessa agli ordini dei suoi cari, adesso aveva una nuova forza interiore che le dava coraggio, così rispose: “Vi ho ascoltati e posso comprendere la vostra preoccupazione…ma sarà Gesù che mi dirà ciò che dovrò fare e quando mi darà i suoi ordini, io obbedirò. Anche se mi metterete a morte , io lo farò” poi vedendo i suoi fratelli così contrariati, alla fine aggiunse: “ vi prometto che non porterò disonore alla famiglia in ciò che farò. Devo solo attendere che Gesù mi dica come devo testimoniare. Non conosco nessun cristiano e non so neanche dove cercarli.” allora suo fratello maggiore emise il verdetto finale: “Va bene, aspetteremo per vedere cosa farai, nel frattempo pregheremo per te, può darsi che tu abbia perso la ragione!” Gulshan in effetti era perplessa, sapeva bene che ubbidire ai suoi famigliari significava rinnegare a ciò in cui aveva creduto, così i successivi due giorni pregò intensamente Gesù affinché gli mostrasse cosa doveva fare. Ed avvenne che Egli gli apparve una seconda volta e gli mostrò un popolo che pronunciava delle parole dolci come musica, essi dicevano: “Santo!..Alleluia!...Egli è l’Agnello immolato…Egli vive!”e  mentre adoravano, contemplavano Gesù. E Gesù disse a Gulshan: “Questo è il mio popolo, questo è il popolo che dice la Verità. Costoro sono quelli che sanno pregare, coloro che credono nel Figlio di Dio.” Fra questo popolo, si notò un uomo e Gesù le disse : “Vai dieci miglia verso Nord e quest’uomo ti darà una Bibbia.” Quando la visione sparì, Gulshan iniziò a studiare un piano per non dar sospetti ai suoi famigliari; essa riuscì a visitare Razia, la sua amica ed ex insegnante che abitava verso Nord e lì, con la scusa di sbrigare degli affari, si mise alla ricerca  dell’uomo visto nella visione. Si recò nella Kachary Road, dove vi era un grande edificio e con grande stupore trovò Majors, l’uomo che aveva visto nella visione. Dopo essersi presentata, la ragazza gli raccontò della sua miracolosa guarigione, delle sue visioni e del suo desiderio di avere una Bibbia. Ma Majors gli disse: “Il cammino che stai intraprendendo è molto difficile. Potresti diventare una vergogna per la tua famiglia ed essi potrebbero tentare di ucciderti, oh si, persino una famiglia amabile come la tua può cambiare completamente quando vede uno dei suoi membri abbandonare la fede musulmana! Dovrai soffrire molto e perdere molte cose ma se rimani fedele, giungerai alla vita eterna. Pensaci bene, il diavolo ti attaccherà e farà di tutto per farti tornare indietro. Troverai una forte opposizione e non è da escludere che i cristiani stessi ti creeranno dei problemi.” Gulshan ascoltò con molta attenzione, mentre le lacrime bagnavano il suo viso, ma coraggiosamente rispose: “… voglio conoscere di più Gesù, Lui mi ha mandata qui per avere un aiuto, la prego, mi aiuti.” Fu allora che l’uomo gli consegnò un Nuovo Testamento e gli diede anche un libro: “I martiri di Cartagine”. Dopo aver ricevuto ciò che più bramava, Gulshan ritornò dalla sua amica e alla fine della giornata fece ritorno a casa sua. Quella stessa notte, chiusa nel segreto della sua cameretta, iniziò a leggere il Nuovo Testamento e desiderò il battesimo alle acque. Il 15 Marzo del 1972, all’età di 20 anni, Gulshan Fatima figlia della nobile famiglia Sayed, con delle scuse lasciò la casa paterna e si recò a Lahore dove venne accolta dal reverendo Aslam Khan e da sua moglie e il 23 Aprile 1972 venne battezzata alle acque. Quel giorno gli anziani che la battezzarono le cambiarono il suo secondo nome “Fatima” in “Ester”! Adesso Gulshan Ester bramava essere utile a Dio e al suo prossimo, così il reverendo Aslam Khan gli consigliò di dare una mano nella Scuola Sunrise per Ciechi. La giovane accettò e tutta eccitata si recò in questo nuovo luogo, dove venne inserita in una sezione di 40 bambini, il suo compito era quello di occuparsi dei più piccoli, doveva stare con loro a tavola, giocare con loro e dormire insieme a loro nel dormitorio. Gulshan non era abituata a fare i lavori domestici ma in quella scuola fece del suo meglio, riordinava la biancheria, aiutava i bambini a lavarsi, a rifare i letti, lavava i piatti, puliva i vetri e riordinava i tavoli. Il lavoro era davvero durò ma lei era veramente contenta perché sapeva che anche il Suo Caro Gesù era venuto su questa terra, non per essere servito ma per servire. Il suo passo successivo fu quello di comunicare ai suoi famigliari di essere diventata cristiana e di aver ricevuto il battesimo alle acque ma come possiamo ben immaginare, i suoi famigliari non fecero salti di gioia ,anzi gli tolsero la ricca eredità lasciatagli dal padre e gli vietarono di far ritorno nella casa paterna. Per più di un anno Gulshan non seppe più niente dei suoi fratelli, fino al giorno in cui uno dei suoi cognati venne a comunicargli una triste notizia: Sua sorella Anis aveva avuto una gravidanza difficile, con molta fatica era riuscita a portare avanti la gravidanza fino al settimo mese ma poi, per una serie di problemi, il bambino che portava in grembo era morto ed ora anche lei stava morendo a causa di una grave emorragia, Alis con strazio e quasi delirando, non faceva altro che ripetere il nome di Gulshan, sua sorella minore. Prontamente Gulshan Ester andò dai responsabili e chiese un permesso di soli due giorni e immediatamente partì per Guejerat ma appena vi arrivò gli venne comunicato che Anis era già morta. Gulshan s’inginocchiò accanto al corpo della sorella e pianse, mentre in cuor suo pregava, dicendo: “ Ti pregò compi un miracolo, risuscitala, metti un po’di vita in lei affinché io gli possa parlare di Te!”e mentre era intenta a pregare Gulshan udì una voce che le disse: “Non è morta, essa è viva! Io ho messo un po’di vita dentro di lei.” Sicura di ciò che aveva appena udito, Gulshan si alzò e disse a tutti: “Perché piangete? Anis non è morta, essa è viva!”Ma i presenti, prendendola per matta, la trascinarono in un bagno e la rinchiusero lì dentro, solo quando giunse il momento di mettere la salma nella bara gli venne aperto per dandogli l’opportunità d’onorare la defunta. Fu in quel momento, che improvvisamente Anis mosse un braccio, aprì gli occhi e disse: “Cosa è successo?”. In un attimo la stanza cadde nel caos più completo, c’era chi urlava, chi sveniva e chi scappava in preda al panico, solo Gulshan rimase tranquilla e rassicurò la sorella con un forte abbraccio. Poi quando si furono calmati iniziarono a bombardare Gulshan di domande e lei poté apertamente parlare di Gesù, Colui che era più di un profeta. Gulshan si fermò 5 giorni con sua sorella Anis e poi prima di partire gli regalò una copia del Nuovo Testamento ma quando ritornò alla Scuola Sunrise per ciechi ebbe una triste sorpresa: le autorità scolastiche non avevano gradirono l’operato della ragazza che di sua iniziativa si era fermata 3 giorni in più di quelli richiesti, così senza dargli possibilità di spiegazione, la cacciarono dall’istituto e Gulshan si ritrovò in mezzo alla strada, triste e arrabbiata e solo quando si calmò,  Dio gli ordinò di ritornare a Guejerat, da sua sorella Anis. Gulshan fu ubbiente, Anis la ricevette con grande gioia ed insieme passarono un tempo davvero indimenticabile ma le cose iniziarono a cambiare quando suo cognato Blund Shah venne a conoscenza del battesimo di sua moglie Anis. Infuriato rimproverò Gulshan dicendo: “Vuoi fare anche di me un cristiano?....Esci dalla mia casa e non vi fare più ritorno!” Anis piena di tristezza salutò la sua amata sorella e di nascosto gli diede del denaro, sussurrandogli:“Non tornare a Lahore, vai a Rawalpindi e lì ci incontreremo.” e con dimestichezza, attraverso una stretta di mano gli diede un foglio di carta con su scritto un indirizzo.

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Molte cose erano cambiate nella vita della giovane Gulshan da quando era stata divinamente guarita ed aveva abbracciato la fede cristiana: aveva perso casa ,denaro, servi e una vita piena di agi e si era incamminata per il sentiero del discepolato, sapendo di doverlo percorrere fino in fondo, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, in ubbidienza a Dio ma Gulshan Ester aveva una grande consapevolezza nel suo cuore: sapeva che al suo fianco vi era Gesù, l’Unico capace di proteggerla e di provvedere ad ogni suo bisogno! Avvenne che dietro suggerimento di sua sorella Anis, si recò nella città di Rawalpindi in cerca di un lavoro e lì contattò un vecchio amico di famiglia che rivestiva alte cariche governative ma quando questi seppe che la ragazza era cristiana, invece di offrirgli un lavoro, la condusse con l’inganno nella prigione di Rawalpindi e Gulshan si vide rinchiusa in una puzzolente cella con l’accusa di essere cristiana. Non fu facile per lei accettare quella situazione, così trascorse la prima settimana senza dormire né mangiare, odiando lo sporco, la melma e gli odori disgustosi che erano attorno a lei, fu in balia del dubbio e in preda alla paura ma fortunatamente aveva ancora con sé una cosa a lei davvero cara: La Bibbia, leggendola scoprì che le cose si sarebbero aggiustate ed iniziò a ricevere una meravigliosa pace dentro il suo cuore. La curiosità delle sue compagne di cella arrivò al culmine e finalmente un giorno le chiesero: “Cosa leggi con tanto interesse?” Gulshan rispose: “Volete sapere davvero di cosa parla questo libro?” e in meno che non si dica, si trovò a parlare di Dio e della Sua meravigliosa Parola. Alcune donne furono profondamente toccate da quel Messaggio di Salvezza che volevano saperne di più, allora Gulshan tutte le mattine con esse tenne uno studio biblico ed in pochissimo tempo 7 di queste donne  si convertirono. Dopo un mese trascorso in prigione Gulshan ricevette la visita di sua sorella Anis, venuta in compagnia della moglie di quell’uomo che l’aveva fatta arrestare. Nonostante Gulshan fosse sporca e puzzolente venne abbracciata calorosamente dalla sorella. Anis pagò la cauzione e condusse Gulshan a Pindi ed un’ora dopo essa si ritrovò in una confortevole vasca da bagno, circondata da alcune serve messe a sua disposizione. Fra Anis e Gulshan nacque un profondo legame perché dal giorno in cui Cristo l’aveva riportata in vita, Anis era diventata cristiana ma al contrario di Gulshan, lei teneva nascosta la sua fede a causa di suo marito Blund Shas. Le due sorelle passarono molte ore insieme  studiando la Bibbia ma le cose cambiarono quando giunse il momento in cui si trasferirono a Lahore, nella casa del loro fratello Alim Schah. Per un po’Gulshan venne accolta calorosamente ma quando i suoi fratelli videro che la ragazza perseguiva ad essere cristiana, gli si rivoltarono contro e pieni di rabbia gli puntarono una pistola alla testa per ucciderla, per Gulshan fu un momento di vera paura ma la protezione di Dio era su di lei, così alla fine venne semplicemente buttata fuori casa. Tremante e sconvolta, si recò in casa di John e Binla Emmanuel, una cara famiglia cristiana che aveva conosciuto nella Warris Road Church, essi l’accolsero calorosamente, nonostante vivessero in una piccolissima casa insieme a 4 dei loro 5 figli. Gulshan venne sistemata insieme ai bambini ma lei non desiderava essere d’aggravio a questa povera famiglia, così si mise alla ricerca di un lavoro. Dopo tanti fallimenti, trovò un lavoro presso un agente editoriale e per la prima volta in vita sua si guadagnò da vivere utilizzando l’ottima istruzione che aveva ricevuto da bambina. Ma dopo un mese di ottimo lavoro, il suo editore gli disse: “Lavori molto meglio di quanto pensassi, vorrei che continuassi a lavorare per noi ma se ti assumo devi fare una cosa: devi tornare alla fede musulmana”, ma Gulshan rispose molto sinceramente: “…desidero veramente continuare a lavorare per lei ma debbo precisare che non abbandonerò il cristianesimo. Gesù è la mia vita!” e così alla fine di quella giornata la nostra cara sorella venne licenziata. Ma Dio gli aveva già provveduto un altro lavoro come insegnante privata ai tre figli di Yousef, un commerciante di Lahore. Il 30 Dicembre del 1976 ricevette il suo primo invito per predicare la notte di capodanno nella Chiesa Metodista al Foreman Christian  College, Gulshan Ester ebbe un po’ di esitazione ma accettò con gioia perché si ricordò che Dio stesso gli aveva detto : “Vai e predica al mio popolo”.  Era la prima volta che parlava ad una folla di cristiani composta di insegnanti, professori, infermieri e dottori, tutta gente ben istruita e sicura di sé ma la serata fu un successone, così una dopo l’altra le chiese dei dintorni iniziarono ad invitarla. Il 14 Marzo del 1977 Gulshan si trovò a Rawalpindi accanto al capezzale della sua cara Anis che stava morendo, Gulshan la confortò fino alla fine perché Anis aveva un gran senso di colpa per essere rimasta una credente in segreto, per la troppa paura di affrontare l’opposizione dei suoi famigliari. Nel Giugno del 1977 venne invitata a presiedere in un Campo estivo per donne che si teneva a Mubarik, nella magnifica zona di Murree, ai piedi dell’Himalaya e dopo fu anche invitata a fermarsi per parlare al gruppo di giovani venuti anche loro per un campo estivo. Da quel giorno Gulshan Ester viaggiò in tutto il Pakistan predicando e testimoniando di come Dio aveva operato nella sua vita. Nell’estate del 1978 andò ad abitare in una piccola casa che degli amici di Karachi gli acquistarono per lei, Gulshan Ester non si sposò mai ma Dio non la lasciò sola e gli affidò 4 adorati figli adottivi ed in più anche il loro nonno. Nel Gennaio del 1981 venne chiamata per assistere un inglese morente che soffriva di dissenteria cronica e di varie cisti, Gulshan pregò per lui, gli impose le mani e l’uomo venne completamente guarito, così Dio usò questa guarigione per aprire nuovi orizzonti a Gulshan Ester e nel Settembre del 1981 la portò a viaggiare in Inghilterra, come testimone della Sua Potenza. Nella città di Oxford conobbe Susan Christofer, una ragazza d’origine indiana che divenne sua interprete ed una valida collaboratrice. Nel Febbraio 1982 si trasferì ad Oxford e di lì intraprese viaggi in Canada e negli Stati Uniti. Negli anni successivi molte cose avvennero nella vita di Gulshan  Ester e dei suoi figli adottivi; Nel 1983 Razia, una delle sue figlie adottive morì di cancro, nel Giugno del 1984 Gulshan ritornò in Pakistan per i preparativi del matrimonio di Sheila, l’altra figlia adottiva ma una settimana prima del matrimonio, un vicino di casa musulmano chiese a Gulshan se poteva usare la sua sala da pranzo perché aveva degli amici che venivano e non aveva dove accoglierli, Gulshan non era molto felice di questo fatto ma si rassicurò del fatto che quell’ uomo era degno di rispetto e così gli concesse di usare la sua stanza da pranzo ma quando Gulshan tornò in casa sua, quell’uomo non la fece più entrare dichiarando che adesso quella casa apparteneva a lui. Gulshan chiamò subito la polizia ma non riuscì a risolvere il problema, anzi lo peggiorò perché la polizia arrestò Edwin, suo figlio adottivo. Poi il vicino sparò a Rosy, l’altra figlia adottiva di Gulshan, che morì sul colpo. Gulshan Ester era a pezzi, in un attimo aveva perso una figlia, la casa e tutto ciò che vi era in essa, per di più lo stress di quei giorni gli causarono un ictus, Gulshan rimase incosciente per 1 settimana e quando si riprese scoprì che una parte del suo corpo era rimasta debilitata. Con un grande peso nel cuore fece ritornò in Gran Bretagna ma questa volta su di una sedia a rotelle, proprio come le era successo all’età di 14 anni. Fu accolta da Susan e dalla sua famiglia e visse con loro per un tempo ma la mattina dell’8 Agosto del 1985 la madre di Susan, donna di Dio e molto affabile, morì improvvisamente. Quindi Gulshan e Susan si trasferirono in un appartamento popolare di Oxford, col tempo ottenne la residenza e pian piano anche gli effetti dell’ictus iniziarono a scomparire, così la nostra cara sorella iniziò nuovamente a tenere vari incontri in Inghilterra, Australia, America e Estremo Oriente. Nel 1990 ricevette una strana telefonata da parte di suo fratello Alim Shah che la invitava a far ritorno velocemente in Pakistan per comunicargli delle importanti notizie. Gulshan partì immediatamente ma non poteva immaginare quello che suo fratello doveva comunicargli. Quando s’incontrarono Alim gli raccontò che aveva avuto un attacco cardiaco molto grave, il terzo in poco tempo e che era stato ricoverato presso l’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Lahore, un ospedale gestito da credenti americani e che lì era morto. I medici costatarono la sua morte e lo portarono nella stanza mortuaria. Mentre il corpo di Alim giaceva ignudo su di un marmo, egli si ritrovò in un terribile posto, dove tutti sembravano bruciare tra le fiamme e subito Alim capì che di essere all’inferno. Egli si trovava in un angolo, disperato e gridava in cerca d’aiuto, quando improvvisamente vide una luce bianca ed in mezzo alla luce vide una folla di gente che adorava Gesù, il Figlio di Dio. Alim si avvicinò a Gesù e gli disse: “ Ti prego Gesù, Tu hai aiutato mia sorella Gulshan, per favore aiuta anche me. Tu sei l’Unico che può portarmi fuori da questo luogo orribile”. Gesù lo guardò e gli rispose: “Figlio mio, lascia questo luogo e vivi per me”. Erano trascorse 8 ore della sua morte, poi Alim si risvegliò, si alzò e vide i suoi vestiti messi in un cantuccio, così si vestì ed attese che qualcuno venisse ad aprire la sala mortuaria. Quando i suoi famigliari giunsero per prendere la sua salma ma lo trovarono vivo e in ottima salute, scapparono terrorizzati. La notizia dell’accaduto si sparse come un fuoco impetuoso ma Alim non volle lasciare l’ospedale senza aver ricevuto il battesimo alle acque, poi quando tutti si calmarono Alim comunicò a tutti i parenti che Gulshan aveva sempre detto la verità circa Gesù, il Figlio di Dio, per questo motivo essi dovevano cambiare il loro atteggiamento ostile ed offensivo che avevano sempre avuto nei riguardi della loro sorella. Da quel giorno anche Alim divenne un testimone fedele di Gesù Cristo, fino al giorno della sua morte avvenuta 7 anni più tardi. In questo meraviglioso modo Dio fece riconciliare Gulshan Ester alla sua famiglia e tutte le volte che lei fa ritorno in Pakistan ancora oggi riceve sempre un caldo benvenuto fra tutti loro. Attualmente Gulshan Ester è una donna matura di 55 anni, essa vive ancora ad Oxford e si sposta in continuazione per i quattro canti della terra continuando ad annunziare che se Dio è riuscito a penetrare nel mondo oscuro della fede musulmana nella quale lei era cresciuta, allora Dio può aiutare anche te e me. Mettiamo sempre tutta la nostra fiducia in Lui perché Egli è il nostro meraviglioso Salvatore e sta per tornare!  

 

                                                                                                                                     Melinda Pistorio

                                                                                                              
 
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