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PANDITA  RAMABAI

pandita

Pandita nacque il 23 Aprile 1858 a Maharashtra ed era secondogenita di 3 figli. Suo padre era un indù ortodosso e rispettava scrupolosamente ogni regola religiosa ma non capiva perché mai le donne non potessero apprendere le filosofie religiose indù (il sanscrito) come gli uomini, così di nascosto decise di rompere questa regola ed insegnò a leggere il sanscrito a sua moglie. La mamma di Pandita era poco più che una fanciulla, quando si sposò aveva solo 9 anni mentre suo marito ne aveva 44, questa giovane mamma divenne una brava allieva, di giorno svolgeva i suoi doveri cucinando, lavando e prendendosi cura dei bambini ma la notte dedicava molte ore allo studio della lettura sacra indù, facendo notevoli progressi ma quando suo marito venne scoperto furono costretti a lasciare la loro casa per vivere da pellegrini, Pandita aveva solamente 6 mesi quando iniziò il loro pellegrinaggio. Purtroppo nella cultura indiana la donna è il niente del niente, lo scarto della società ed essendo una femmina Pandita non aveva alcun diritto d’andare a scuola ma fortunatamente questo ostacolo fu superato dai suoi genitori che la educarono come se fosse un maschio, essi gli insegnarono a leggere, così all’età di 8 anni Pandita leggeva le filosofie sanscrito e a 12 anni sapeva a memoria 100 testi religiosi. Essendo pellegrini si spostavano da un luogo sacro all’altro, visitando templi e adorando le tante divinità indiane. Per sostenere la sua famiglia, suo padre leggeva ad alta voce i testi sacri in luoghi di culto o nelle piazze perché era un predicatore indù e questo gli permetteva di vivere onestamente, senza mendicare. Ma un giorno divenne così debole che non poté più viaggiare, non aveva neanche la forza di leggere ad alta voce i brani sacri, così furono costretti a fermarsi e per 3 anni vissero utilizzando il denaro che erano riusciti a risparmiare. Ma giunse una carestia e la gente iniziò a morire in ogni dove, i risparmi finirono e nel giro di pochi mesi anche i genitori e la sorella maggiore di Pandita morirono di fame. Pandita e suo fratello sopravvissero a quella carestia, così continuarono il loro pellegrinaggio per i successivi 3 anni fino al 1878 quando giunsero a Calcutta. In questa città per la prima volta conobbero dei cristiani, Pandita andò ad una loro riunione e ricevette una Bibbia che essa cercò di leggere ma non riuscì a capirla perché la Bibbia era scritta in un linguaggio antico, ciò nonostante si affezionò a quel libro e lo portò sempre con sé. Nel frattempo anche suo fratello morì e Pandita rimase senza famiglia e così profondamente insoddisfatta dalla fede indù, che iniziò ad imparare tutto ciò che poteva sulla fede cristiana. Ma il 13 Novembre 1880, all’età di 22 anni si sposò con l’avvocato Bepin Binari Mediavi, un uomo Bengali e amico di suo fratello. Col matrimonio Pandita lasciò Calcutta e si trasferì a Poona, nella casa di suo marito e fu qui che conobbe il signor Allen, questi era un missionario evangelico che andava ogni giorno a casa dell’avvocato per parlargli di Gesù. Al marito di Pandita piaceva molto ascoltare le storie della Bibbia ma quando sua moglie decise di battezzarsi, s’infuriò e la ostacolò duramente. Per 2 anni Pandita non poté parlare con i cristiani, nel frattempo diede alla luce la sua bimba che chiamò Manoramabai ma poco dopo il parto, suo marito s’ammalò e morì di colera, lei rimase vedova e la sua neonata orfana, questo in India è peggio di una condanna a morte. Così nel 1883 partì per l’Inghilterra decisa a studiare per ricevere una formazione lavorativa. Pandita e la sua figlioletta furono accolte dalle suore del Collegio di Chelteham e con esse un giorno si recò a Londra, dove visitò una casa di recupero per donne di strada, ivi si rese conto che  molte di quelle donne erano veramente cambiate; quel giorno capì per la prima volta che si poteva fare veramente qualcosa per le vedove e gli orfani che ogni giorno venivano calpestati, disprezzati ed emarginati in India. Iniziò a credere che vi era una grande differenza tra la religione Indù e la fede cristiana, così decise di approfondire l’argomento e qualcuno gli lesse l’incontro di Gesù con la donna Samaritana. Pandita fu colpita dal linguaggio di Gesù sulla Vera Adorazione, del Suo infinito amore per i peccatori, lei e la sua bambina si fecero battezzare secondo il rito cattolico e da quel giorno visse abbastanza soddisfatta della sua nuova religione ma in realtà anelava a qualcosa di meglio. Dopo 8 anni Pandita capì che aveva bisogno di ricevere Gesù nella sua vita e non una nuova religione, così si arrese incondizionatamente a Cristo ed il Signore gli diede la gioia della Salvezza. Sarebbe una storia troppo lunga, se scrivessi tutto ciò che gli capitò dopo che conobbe veramente il Signore. Iniziò a girare in varie parti dell’Inghilterra e degli Stati Uniti cercando di sensibilizzare i cuori dei credenti sulla triste condizione della donna in India. La nostra Pandita non aveva mai sentito parlare di William Carey e dell’opera missionaria che svolgeva nel Bengala perciò ogni giorno si chiedeva come mai nessuno andasse nella sua nazione a portare la Salvezza, finchè un giorno il Signore le disse: “Perché non inizi a farlo tu, invece di desiderare che siano gli altri a muoversi? E’ molto più facile sperare che qualcun’altro faccia qualcosa di difficile, invece di compierla personalmente!” Così nel 1888 s’imbarcò dal porto di San Francisco e andò a Bombay dove aprì una casa per accogliere le vedove e le loro bambine, chiamò quel luogo “Dimora di Saggezza”. Ben presto la casa iniziò ad espandersi, tutto attorno vennero piantati alberi da frutto, ortaggi e cereali, furono anche scavati 5 grandi pozzi e con l’aiuto di Dio quella semplice casa divenne la Missione Mukti. Nel frattempo Manoramabai era cresciuta e aveva studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti ma quando stava per intraprendere l’università decise di tornare in India per aiutare sua madre. Arrivò in India nell’autunno del 1900 e fu subito un valido aiuto nel dirigere la scuola, la ragazza non ripartì più per gli Stati Uniti ma conseguì una laurea all’Università di Bombay e questo gli permise di formare altri insegnanti credenti ben qualificati e riconosciuti dallo stato indiano. Nel 1901 la Missione Mukti era una vera oasi, 2000 donne vi vivevano in piena sicurezza e pace. La missione adesso aveva dei dormitori ben ventilati e comodi, delle cucine e delle sale da pranzo, dei magazzini, 1 forno, 1 ospedale, delle aule, delle stanze addette ai lavori industriali, degli uffici, delle camere per gli ospiti ed un grande locale di culto, ma la cosa straordinaria era che Dio era al primo posto in ogni cosa ed era Lui che provvedeva al bisogno di vestiario, acqua nel periodo di siccità e protezione dalla peste bubbonica che per anni dilagò in India. Nel 1904 iniziò a tradurre la Bibbia in lingua Marathi e per farlo imparò il greco e l’ebraico nonostante soffrisse di un grave problema di sordità; Pandita nel 1920 perse anche la sua adorata figlia ma nonostante le difficili prove non abbandonò mai il suo obbiettivo, quando stava quasi per completare la traduzione, s’ammalò gravemente, Pandita capì che non gli restava molto tempo, quindi pregò Dio che gli desse la forza di completare la traduzione della Bibbia ed avvenne che dopo 10 giorni di malattia, il 5 Aprile 1922, appena ebbe finito l’ultimo rigo di traduzione, s’addormento a questo mondo per svegliarsi alla presenza del Suo Amato Signore.

                                                                                                                       Melinda Pistorio

 
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